Un albero in più

Ambiente, Pompili: «I più piccoli ci ricordano cos’è l’essenziale»

«I piccoli ci ricordano le cose essenziali. I ragazzi in piazza ci stanno sensibilizzando su un tema decisivo. Così, del resto, nel 2007 un bimbo tedesco di nove anni, Felix Finkbeiner, per primo mosse le coscienze facendo piantare un albero nella sua scuola dopo aver studiato la fotosintesi clorofilliana. Si era posto come obiettivo di piantare un milione di alberi, ne sono stati piantati miliardi».

Domenico Pompili è dal 2015 vescovo di Rieti. Ha macinato chilometri, visitando ogni realtà, un’attività intensificatesi con il terremoto. Dopo aver fondato le Comunità Laudato si’, insieme a Mancuso e Petrini ha lanciato un appello affinché ogni italiano pianti un albero: 60 milioni di alberi contro la crisi climatica.

Da dove è partita l’iniziativa?

«Da Amatrice, dove il terremoto ha dimostrato quanto sia fragile il rapporto fra uomo e ambiente: il terremoto non è una fatalità, ma l’effetto di questa difficile convivenza».

Come reagire?

«Occorre muoversi in una direzione ecosostenibile. La terra in centro Italia è fragile, ma in Giappone un terremoto come il nostro non avrebbe fatto notizia. Ciò non può essere tollerato».

Piantare un albero aiuta a guadagnare una consapevolezza diversa di sé e dell’ambiente?

«L’appello è all’azione concreta che fa leva sul protagonismo dal basso».

Per alcuni il Papa parla troppo di ambiente e poco di dottrina. Cosa pensa?

«Troppe volte si alimenta una visione di un Dio senza mondo che ha come effetto la produzione di un mondo senza Dio, questo è l’esito conclusivo. Ma non ci può essere Dio senza creato. Chi pensa così sbaglia, perché la creazione è azione decisiva della rivelazione cristiana. È la prima parola di Dio, la prima della Bibbia. Spesso prevale il pensiero tecnico scientifico e si finisce per perdere uno sguardo contemplativo necessario per non soccombere. Chi perde questo sguardo pensa alla terra in termini di sfruttamento e si apre al declino
spirituale».

Con cosa faremo i conti in futuro?

«I futuri migranti saranno migranti climatici e con loro faremo i conti. Per quanto riguarda l’economia non possiamo attendere la fine delle risorse, ma trovare altre strade. La cura dell’ambiente non è la fissa di qualche figlio dei fiori, ma un’assunzione di responsabilità»

da «La Repubblica»

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