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La Comunità Laudato si’ Rieti 1 diventa Polo per l’Autismo: ci saranno anche un complesso residenziale e un laboratorio-caffetteria

«Il fatto di essere una Comunità Laudato si’ ci ha spinto ulteriormente verso questo obiettivo. Sarà un polo fortemente legato ai valori dell’enciclica, ecologista nella misura in cui si inizia a pensare che l’autismo non abbia una natura genetica, ma anche ambientale. In sole due generazioni è successo qualcosa di straordinario, in negativo: dal dato di quattro bambini autistici ogni diecimila si è arrivati a uno ogni cento, così come accaduto con altri tipi di disturbi come la celiachia, la dislessia. A detta degli studi scientifici e medici si dimostra altamente probabile che nella fase intrauterina l’infiltrazione di sostanze tossiche o inquinanti influiscano su queste patologie: una sorta di crudele conto che ci presenta madre terra per averla tanto violata».

È con queste parole, che Nunzio Virgilio Paolocci, corpo e anima della Comunità Laudato si’ Rieti 1 e del Centro per l’autismo Sant’Eusano, gestito dalla cooperativa Loco Motiva, ha illustrato il progetto sottoscritto insieme alla Chiesa di Rieti, alla Fondazione Varrone e all’Ater Rieti, con il patrocinio della Regione Lazio.

Nel cuore del quartiere per dare spazio ai dimenticati

Il Centro Sant’Eusanio opera a sostegno dei ragazzi con difficoltà dal 2013, e grazie a questa nuova intesa si trova ora nella condizione di poter sviluppare ulteriormente i suoi servizi, rafforzandosi e espandendo la propria presenza in due nuove strutture: una comunità residenziale che prenderà il nome di Comunità Laudato si’ e un laboratorio-caffetteria aperto al quartiere. Novità pensate per allargare i servizi già offerti a vantaggio delle persone con disturbi legati all’autismo appartenenti alla fascia dell’età adultà.

«L’ispirazione, quando abbiamo pensato ad uno spazio diurno – ha spiegato Paolucci – ci è venuta proprio dalle persone adulte affette da autismo. Per i ragazzi molto spesso e fortunatamente c’è accoglienza e integrazione da parte della scuola, mentre dai diciotto al sessantacinquesimo anno di età si registra una sorta di baratro di vita in cui ben pochi si occupano di queste persone. Nella maggior parte dei casi sono relegate in casa, che diventa quasi una sorta di manicomio domestico. È questo uno dei motivi che ci hanno spinto ad agire per fare qualcosa di concreto per loro, qualcosa che indirizzi il loro futuro».

L’impegno della diocesi

«La Chiesa di Rieti, sempre disponibile alle problematiche di tipo sociale, mette a disposizione di questo Centro un ulteriore tassello costituito da nuovi locali. Spazi che diventeranno residenziali: un vero cambio di passo di questa esperienza che segna una presa in cura delle persone affette da autismo, perchè una struttura residenziale diventa un risvolto concreto per le famiglie e per chi vive in generale queste problematiche. Il progetto fa riferimento alla Laudato si’ come impegno educativo e sociale», dice il vescovo di Rieti monsignor Domenico Pompili, promotore insieme a Carlo Petrini di Slow Food dell’idea ispirata all’enciclica di papa Francesco.

Un’ex chiesa per incontrarsi

Nell’ex chiesa di via delle Stelle, immobile di proprietà dell’Ater di Rieti, prenderà inoltre vita un’idea innovativa, un laboratorio-caffetteria: «I locali sembravano calzare perfettamente alla proposta, per cui non ci abbiamo pensato neanche un attimo: pensare al futuro di tante persone ci ha dato nuovi stimoli e non potevamo far altro che accettare con entusiasmo», spiega l’architetto Cricchi di Ater.

La chiave è il welfare sociale

Significativo anche il ruolo giocato dalla Fondazione Varrone, illustrato dal presidente Antonio D’Onofrio: «Penso che la parte preziosa di questo progetto sia l’unione di intenti di realtà diverse, inoltre prender parte attiva a questa idea mi ha gratificato anche personalmente, perchè credo non ci sia nulla di più bello che vedere concretizzato ciò per cui si è investito nel futuro di persone che non possono pianificarlo da sole. Questo è un piccolo passo avanti, ma credo dovrebbe essere di esempio per la capacità di welfare sociale che possiamo mettere in piedi: ognuno di noi può mettere un piccolo pezzetto a servizio di chi soffre».

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