Un albero in più

Verde a Milano, in inverno si pianteranno 100 mila nuovi alberi: parte la prima fase di ForestaMi

C’è lo spazio davanti all’ospedale San Paolo che un’azienda – la Mellin – ‘adotterà’ piantando cento esemplari. E c’è il parcheggio di Sant’Agostino, “un’area grigia” come la chiamano i tecnici, che dovrà colorarsi un po’ più di verde perché la sfida è anche quella di farle sprofondare nell’asfalto le nuove radici. C’è il boschetto dei nuovi nati che creerà il Comune di Abbiategrasso per trasferire lì, nella terra, una legge dello Stato. E c’è un frutteto da creare al Gallatarese. E poi, ecco 100 mila euro donati da un altro sponsor – Axa – per regalare ombra ai cortili delle scuole che potranno candidarsi, ed ecco altri piani come Openagri per far spuntare piante lungo filari in un parco agricolo come quello della Vettabbia. Sono i primi progetti pilota – l’obiettivo è di arrivare a otto, tante quante sono le diverse tipologie di spazi in cui dovranno trovare dimora – che da novembre, quando cadranno le foglie e la natura andrà in letargo, a marzo inizieranno a popolare con 100 mila esemplari quella foresta urbana che, da qui ai prossimi dieci anni, dovrà far respirare meglio Milano e tutta la sua area metropolitana. La promessa: tre milioni di nuovi alberi entro il 2030; due già nel 2026, quando Milano e Cortina si appunteranno sul petto i Cinque cerchi delle Olimpiadi invernali.

L’utopia verde è pronta a partire. ForestaMi si chiama il piano voluto dal sindaco Beppe Sala e da una giunta che vuole ingaggiare la battaglia della transizione ambientale, ma che nel tempo ha già trovato altri alleati che hanno sottoscritto un protocollo ad hoc: la Città metropolitana, il Parco agricolo Sud, il Parco Nord. Da un anno ci sta lavorando un gruppo di esperti del Politecnico guidati da Stefano Boeri, che ha indicato proprio in questo modello l’esempio da replicare per regalare a tutta Italia quei 60 milioni di alberi invocati dall’appello lanciato a nome delle comunità Laudato sì dal presidente di Slow Food Carlo Petrini, dallo scienziato Stefano Mancuso e dal vescovo di Rieti Domenico Pompili. Il momento del lancio ufficiale sarà il 21 novembre, quando alla Triennale ci sarà un forum dedicato all’ambiente. Ma lo studio è pronto, così come i primi progetti pilota. Si inizia con 100 mila alberi da mettere a dimora nella prossima stagione agronomica, appunto. Che dovranno via via crescere grazie a quello che Maria Chiara Pastore, la ricercatrice del Politecnico che coordina il piano, definisce un “effetto volano” in grado di moltiplicare “sponsor” e finanziamenti anche con “una piattaforma di crowdfunding che vorremmo creare”, “adesioni di enti pubblici e privati”, “aree messe a disposizione e entusiasmo”.

Tutto è iniziato con un lavoro di mappatura finanziato da fondazione Falck e Fs Sistemi urbani, che ha toccato più fronti: “Dalle immagini satellitari che abbiamo usato per capire dove e quante fossero le zone verdi – spiega Pastore – ai questionari inviati a tutti e 133 Comuni della Città metropolitana per capire i loro programmi, fino ai contatti aperti con tutti gli attori, dai distretti agricoli ad Assolombada e Confcommercio”. Milano, infatti, fa già un suo censimento con un albo che, a oggi, conta 500 mila alberi. Più complesso indagare le realtà fuori città. Ma adesso, dice ancora la coordinatrice, “siamo riusciti a calcolare un indice importantissimo che si chiama tree canopy cover: è la superficie coperta dalle chiome. È da questo elemento che si capisce anche quanta C02 può essere assorbita e l’effetto positivo che si può avere per mitigare le isole di calore”. Il risultato: si parte da un 11 per cento, si punta ad arrivare al 20 nel 2030. Un secondo compito è stato quello di stilare un elenco preciso delle categorie di nuovo verde da creare: dai parchi ai viali alberati e le piazze, dalle siepi e i filari agricoli alle aree dismesse fino agli edifici verdi. In tutto, otto tipologie da cui nasceranno anche i progetti pilota. Perché per trasformare davvero Milano in una ‘città- foresta’, per dirla con Boeri, gli alberi devono spuntare un po’ ovunque. Se solo si riducessero gradualmente i parcheggi a raso – e a Milano la superficie è di quasi 3,7 milioni di metri quadrati – , per dire, si potrebbero avere 150 mila fusti in dieci anni; piantare anche solo 10 alberi in ognuna delle 2.300 scuole della Città metropolitana farebbe salire il conto di altri 2.300 piante. Fino agli ex scali ferroviari, dove ne potrebbero spuntare 200 mila.

E allora si torna a Milano che, spiega l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran, ha già iniziato a ingranare la marcia: “Nella stagione 2016-2017 abbiamo piantato 9.200 alberi, che sono diventati 16 mila tra il 2018 e il 2019”. Adesso, per cercare di raggiungerlo davvero l’obiettivo dei tre milioni, “il passaggio successivo è lavorare sulla scala metropolitana facendo crescere rapidamente le risorse, anche attraverso la collaborazione con i privati, e i luoghi”. Questione di quantità, ma anche di qualità visto che “l’obiettivo è anche quello di portare le piante su zone precedentemente asfaltate come piazza Sant’Agostino o corso Buenos Aires”. Spazi grigi da colorare e poi continuare a curare. Con un’altra sfida: “Nel Pgt abbiamo previsto 20 nuovi parchi, ma per assicurare un futuro solido dovremo creare sempre più modelli simili a quelli della Biblioteca degli alberi e Citylife: parchi la cui gestione è affidata ai privati, ma che sono aree pubbliche con regole fissate dal Comune”.

da https://milano.repubblica.it

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