Un albero in più

I ragazzi autistici del Centro Sant’Eusanio piantano l’albero della speranza

Aderisce all’appello “Un albero in più” promosso da Stefano Mancuso, Carlo Petrini e il vescovo Domenico Pompili anche la Comunità Laudato sì Rieti 1, costituita per volontà dei ragazzi con autismo del Centro Sant’Eusanio di Rieti, nello spazio diurno dedicato a persone adulte con patologie ascrivibili allo spettro autismo.

La campagna, rivolta «ad ogni cittadino di buona volontà, ad ogni organizzazione di qualunque natura e orientamento, ad ogni azienda pubblica o privata, alla straordinaria rete di comuni e regioni d’Italia, al governo nazionale di unirsi a noi con l’obiettivo di piantare in Italia 60 milioni di alberi nel più breve tempo possibile. Un albero per ogni italiano: 60 milioni di alberi che dal loro primo istante di vita realizzano la loro opera di mitigazione dei livelli di CO2 nell’atmosfera, è stata prontamente raccolta dalla Comunità reatina, costituita per affiancare lo scopo sociale a quello ecologico, come suggerito dall’enciclica di papa Francesco.

Un invito a piantumare che sta facendo il giro delle testate nazionali, alimentando il dibattito ambientale attuale e ricevendo adesioni da ogni parte della penisola.E non potevano mancare all’appello i ragazzi di Sant’Eusanio, tra i primi ad aderire al progetto delle Comunità Laudato si’ promosso nel marzo 2016 dal vescovo Domenico e Carlin Petrini.

Particolare e significativa la specie di albero scelta, un ginkgo biloba, una pianta non solo bella ma anche di una certa importanza storica e culturale, dato che è l’unica sopravvissuta della famiglia Ginkgoaceae, dell’intero ordine Ginkgoales e della divisione delle Ginkgophyta.  Una pianta che viene dalla Cina e molto spesso la si sente chiamare volgarmente ginko o ginco o albero di capelvenere.

A spiegare la motivazione della scelta Nunzio Virgilio Paolucci, Presidente della onlus Loco Motiva : «È un albero antichissimo le cui origini risalgono a 250 milioni di anni fa e per questo è considerato un fossile vivente. Il disastro immane provocato dal lancio della bomba atomica su Hiroshima del 1945 non ha impedito ad alcuni esemplari di ginkgo biloba di rimanere in vita. Sei di questi alberi sono rimasti miracolosamente in piedi, resistendo alle radiazioni e alle altissime temperature, divenendo, quindi, dei veri e propri monumenti alla vita. In una situazione di totale devastazione, l’immagine e la concretezza di questa pianta che si erge solitaria, nel deserto circostante, hanno trasmesso, da subito, un chiaro messaggio di speranza».

 

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