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Non un manifesto, ma una chiamata all’azione: le Comunità Laudato si’ sull’«Osservatore Romano»

Ogni lunedì, le Comunità Laudato si’ si raccontano dalle colonne dell'«Osservatore Romano». Uno spazio utile anche per rendere più chiara “la storia degli effetti” di una Enciclica destinata a cambiare la vita della “casa comune”. Nell'uscita del 26 aprile sono i fondatori Domenico Pompili e Carlo Petrini a raccontare l'iniziativa e le Comunità

Nella Laudato si’, papa Francesco afferma che una nuova ecologia umana ha bisogno di contemplazione e non solo di tecnologia. Economia ed ecologia, due ambiti discorsivi ormai tecnicizzati, sono riportati alla loro radice antropologica e teologica: la “casa comune” di tutti, credenti e non credenti. Solo a condizione di essere capaci di fermarci a guardare ed ascoltare, o, meglio, a contemplare, oltre le nostre sempre più potenti capacità di fare e di agire, possiamo riconoscere le contraddizioni alle quali ci troviamo esposti. È a partire da questo piano che è possibile colmare quel divario mentale e politico che ogni giorno tocchiamo con mano, per orientare ciò che oggi sembra destinato a sfuggire a qualunque controllo e senso. La ragione della paralisi culturale di cui oggi soffriamo, sostiene Papa Francesco, è il frutto di quella attitudine tipicamente moderna a non voler impiegare l’intero spettro delle capacità umane nell’organizzare la vita insieme. Se si parte da un’idea di vita neutra e asettica si arriverà a costruire un mondo neutro e asettico, iperfunzionale e disumano. Capace, alla fine, di distruggere quella vita che pretende di conoscere e dominare, ma che in realtà dimentica, anzi tende a scartare.

La provocazione dell’Enciclica sulla questione più profonda del nostro tempo è dunque la seguente: l’idea che ha alimentato la crescita degli ultimi secoli — quella secondo cui il semplice perseguimento dell’interesse individuale e la nostra capacità tecnica sono sufficienti per creare ricchezza collettiva — si rivela sempre più inadeguata. Al punto in cui siamo, è necessario un cambio di passo. Abbiamo bisogno di ricomporre su basi nuove la possibilità di espressione dell’io con la cura del contesto circostante; l’organizzazione dei sistemi tecno-economici con le esigenze dell’ecosistema; le nostre certezze scientifiche con lo spazio del mistero. Solo per questa via l’essere umano può arrivare a capire che la condizione di libertà che lo caratterizza non cancella, bensì esalta, la sua responsabilità — cioè il suo essere in relazione — rispetto a ciò che lo circonda. È questa la conversione che il Papa chiede. Una conversione che ha bisogno, per potersi realizzare, di un tipo d’uomo diverso da quello oggi dominante.

Dopo quasi sei anni dalla pubblicazione dell’Enciclica (24 maggio 2015, data del testo – 18 giugno 2015, data della pubblicazione) la sua recezione è tutt’altra che acquisita, sia dentro che fuori la chiesa. Il rischio è ridurre la Laudato si’ ad un “manifesto verde” che chiede un assenso, mentre ciò che sta al cuore dell’ecologia integrale è una chiamata in causa. Ogni cambiamento, infatti, nasce sempre dalla coscienza di singoli che si sentono chiamati personalmente a porre azioni che alimentano una diversa prospettiva. Dunque, ciò che è urgente non è accumulare analisi e dati — peggio ancora dividersi tra “negazionisti” o ‘terroristi’ dell’ambiente — ma far crescere comunità che, a partire dal basso, modifichino comportamenti, abitudini, prassi. Di qui nasce l’idea condivisa tra Chiesa di Rieti e Slow food di dar vita alle Comunità Laudato si’. Dopo il lancio, avvenuto presso la Pontificia Università Gregoriana, nel marzo 2018, sono nate già 60 Comunità. Si va da Novara a Milano, da Forlì a Incisa Valdarno, da Amatrice-Accumoli a Castel Gandolfo, da Trecase a Torremaggiore, da Gela a Nuoro, solo per citarne qualcuna su e giù per la Penisola. Le ultime tre “nate” sono Trento, Ponzano Veneto, Maddaloni. Siamo solo agli inizi, ma è un segnale incoraggiante vedere migliaia di persone pronte a fare qualcosa di concreto. Il progetto è semplice e si sviluppa su tre orientamenti strategici. Il primo è «pensare globalmente e agire localmente», cioè non subire la globalizzazione ma interpretarla; il secondo è «dare senza perdere, prendere senza togliere» (S. Zamagni), cioè introdurre un altro rapporto tra energia e consumi; il terzo è “imparare facendo”, cioè uscire dall’accademia e provare a cambiare il volto dei nostri territori.

L’iniziativa delle Comunità Laudato si’ va nella direzione di quella che Stefano Mancuso definisce “democrazia vegetale”. La rete di Comunità è come una pianta: ciascun organo coopera per mantenersi in vita; le radici mettono in comunicazione le piante, facendo circolare linfa vitale. Impariamo così dalla natura un modello di cooperazione dove ciascuno mantiene la propria identità, aggregandosi per affrontare l’emergenza-chiave del nostro tempo.

Da oggi, ogni lunedì, le Comunità Laudato si’ si racconteranno da queste colonne. Diventerà forse più chiara così “la storia degli effetti” di una Enciclica, destinata a cambiare la vita della “casa comune”.

di Domenico Pompili*
e Carlo Petrini**
*Vescovo di Rieti, ideatore delle Comunità Laudato si’;
**Fondatore di Slow food

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