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Ue, parte il Green Deal: l’Europa punta a emissioni zero

Sostenibilità climatica, sociale ed economica. Questi i tratti distintivi del modello cui l’Unione europea aspira con il Green Deal. La nuova strategia che punta a emissioni zero si sostanzierà in 50 proposte legislative nei prossimi due anni. A partire da oggi, quando la plenaria di Strasburgo voterà il Fondo di transizione di 100 miliardi a disposizione di tutti gli Stati membri, non solo a quelli cui è stato richiesto uno sforzo maggiore per abbandonare la dipendenza dal carbone. In totale sono mille i miliardi che l’Unione è pronta ad investire per i prossimi dieci anni. Per Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, tra le prime realtà ad aderire alle Comunità Laudato sì, la crisi climatica è ormai così avanzata da richiedere un intervento radicale più rapido possibile ma questo non è compatibile con gli aspetti sociali. «Abbiamo bisogno – dice- di più tempo per trovare dei meccanismi che non facciano collassare la società ed è proprio questa la grande sfida oggi che questa nuova Commissione europea si pone».

Analisi su tempi, obiettivi e difficoltà

«Il nostro obiettivo è riconciliare l’economia con il nostro pianeta e quindi tagliare emissioni ma creare occupazione e rafforzare l’innovazione». Queste le parole di Ursula von der Leyen la scorsa settimana, parlando della «nuova strategia di crescita Ue, che dà più di quello che toglie» e che vuole rendere l’Ue «capofila» nell’economia pulita. Sui tempi per la realizzazione si mira alla riduzione del 40% di emissioni entro il 2030, per poi arrivare a zero nel 2050. Il meteorologo Mercalli ricorda che in Europa ci sono differenze sostanziali nella produzione di energia, con i paesi della zona Est, in particolare la Polonia, ancora molto basati sul carbone e che non hanno certo intenzione di abbandonarlo in tempi brevi e poi ci sono i altri paesi che trainano da sempre, non solo in Europa ma a livello mondiale, le politiche di sostenibilità ambientale, come la Germania e la Danimarca. «È importante – aggiunge Mercalli – che l’Europa si presenti compatta verso il resto del mondo», perché con una propria normativa ambientale forse potrà estendere la sua influenza in termini commerciali sulla produzione di energia e di materiali più sostenibili anche in paesi al di fuori.

Elvira Ragosta – Vatincan News

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