Un albero in più

Vive su un albero da tre settimane: la protesta di Thomas Brail contro il disboscamento

Lotta contro il disboscamento e sensibilizza attraverso dirette social e appelli mirati. Ecco cosa accade in Francia e le iniziative italiane per combattere il serio problema delle emissioni di CO2

Dal 28 agosto vive su un platano di 15 metri in boulevard Saint-Germain, per protesta. L’eroe del momento delle associazioni ambientaliste si chiama Thomas Brail e ha iniziato il suo sciopero solitario quando il comune di Condom, dove vive, ha stabilito l’abbattimento di 25 alberi. Nel più totale disaccordo, l’uomo – arboricoltore, scalatore e giardiniere comunale – è partito alla volta di Parigi per dare il via alla singolare iniziativa che sta facendo davvero scalpore.

Non è la prima volta che Thomas si lancia in imprese di questo tipo, ha già salvato sette platani di 200 anni salendo su un albero a Mazamet, nel cuore della Montagne Noire e del Parco Naturale Regionale dell’Alta Linguadoca. Al Corriere della Sera ha dichiarato: «Gli alberi sono esseri viventi come noi, ci danno ossigeno, tagliarli è da pazzi. Ci preoccupiamo dei roghi in Amazzonia ed è giusto, io intanto faccio quel che posso qui, in Francia».

Attrezzato di corde e moschettoni e supportato da un gruppo di volontari, il quarantacinquenne avverte la gente di non imitarlo; Thomas è un professionista dell’arrampicata e ha quindi le competenze giuste per una simile impresa. Senza dubbio, però, è determinato a farsi ascoltare dal ministro dell’Ambiente Elisabeth Borne, dopo che il sindaco del suo comune gli ha negato udienza: «Nei villaggi e nelle città di tutta la Francia continuano a tagliare magnifici alberi vecchi anche di 200 anni per i motivi più diversi, per costruire palazzi o modificare le strade, ma è vietato dalla legge. Chiedo solo che il governo faccia rispettare l’articolo L350, che protegge le piante in città e lungo le vie di comunicazione. Non si possono abbattere, è proibito. Tutto qui».

Sembra quasi una storia da film, ma purtroppo il problema contro il quale Thomas oggi si scontra è uno dei più significativi per la questione ambientale. Il pericoloso aumento della concentrazione di CO2 dalla seconda rivoluzione industriale ad oggi – abbiamo raggiunto il livello più alto degli ultimi 800mila anni! – deve spingerci verso un cambio di abitudini in direzione ecosostenibile. Ogni giorno massacriamo il nostro pianeta senza neanche rendercene conto quando basterebbero semplici gesti e senz’altro una maggiore consapevolezza.

A questo proposito segnaliamo l’iniziativa della Comunità Laudato si’ lanciata da Stefano Mancuso, Scienziato e Direttore dell’International Laboratory for Plant Neurobiology, Carlo Petrini, Presidente Slow Food, e Domenico Pompili, Vescovo di Rieti.

Il nome parla già da sé: ‘Un albero in più’. Si tratta di un vero e proprio appello rivolto a tutti – singoli cittadini, aziende, comuni, organizzazioni – a piantare un albero con l’ambizioso obiettivo di 60milioni entro il più breve tempo possibile.

«Un albero per ogni italiano – si legge sul sito della comunità -: 60 milioni di alberi che dal loro primo istante di vita realizzano la loro opera di mitigazione dei livelli di CO2 nell’atmosfera. Inoltre, dopo anni di intensa cementificazione del suolo e in assenza di una legge che tuteli questo patrimonio; la scelta di luoghi su cui favorire una riforestazione intelligente può contribuire a valorizzare il bene comune del paesaggio urbano e rurale del nostro paese. Ci impegniamo a far sì che questa buona pratica cresca di anno in anno su scala mondiale, ma se vogliamo arrivare al 2030 in condizioni atmosferiche non irreversibili, il momento di agire è adesso».

Anche il WWF sta dando il proprio appoggio all’iniziativa, chiedendo ancora l’attuazione della Legge 10/2013 secondo cui i comuni con più di 15.000 abitanti sono tenuti a piantare un albero per ogni bambino nato o adottato e ad attuare interventi di ripristino delle cinture verdi periurbane. Naturalmente piantare alberi non risolverà il gravissimo problema delle emissioni di CO2, ma è un gesto alla portata di tutti che può darci in umano in questa lotta spesso ignorata ma quanto mai urgente. Sensibilizzazione e cambiamento sono le parole d’ordine e la nostra arma di difesa più grande.

Gina Lo Piparo per https://vocecontrocorrente.it

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