Un albero in più

Campagna «Un Albero in più»: anche nella Tuscia impegno nei comuni nelle città per sostenibilità ambientale

«Abbiamo bisogno di attenzione, risorse e consapevolezza per poter realizzare azioni concrete nei nostri Comuni contro i cambiamenti climatici. Stiamo parlando di una questione globale che non riguarda solo le nostre città»

«Abbiamo bisogno di attenzione, risorse e consapevolezza per poter realizzare azioni concrete nei nostri Comuni contro i cambiamenti climatici. Stiamo parlando di una questione globale che non riguarda solo le nostre città»: questo l’appello che il coordinatore nazionale Anci dei piccoli Comuni e sindaco di Cerignale, Massimo Castelli, ha lanciato dagli studi di Fuori Tg, rubrica del Tg3, che ha dedicato una puntata del programma “Piantala” al tema della sostenibilità ambientale e dei cambiamenti climatici.

Riferisce Angela Gallo sul sito dell’Anci che nel corso del suo intervento, Castelli, ha illustrato la Campagna Un Albero in più promossa dalle Comunità Laudato si’ e lanciata da Stefano Mancuso, scienziato e direttore LINV (International Laboratory for Plant Neurobiology), da Slow Food e dal Vescovo di Rieti Domenico Pompili, con lo scopo di piantare 60 milioni di alberi, uno per cittadino, contro la crisi climatica.

«Abbiamo aderito come Anci a questo progetto perché il messaggio che vogliamo lanciare è quello di ‘muoversi’, di agire subito per contrastare i cambiamenti climatici a partire dalle città. Quando si pianta un albero si crea vita, si fa educazione ambientale soprattutto verso i giovani cittadini. Nel mio Comune abbiamo già fatto 119 buche, una per ogni cittadino dove pianteremo gli alberi». Cerignale, in provincia di Piacenza, è stato infatti il primo comune ad aver abbracciato la campagna.

Nel corso della puntata spazio anche al servizio dedicato al progetto di Stefano Mancuso. Lo scienziato ha ribadito la necessità che ognuno faccia la sua parte: «Tutti devono piantare alberi: dai Comuni ai cittadini», ma soprattutto Mancuso ha sottolineato l’importanza di partire dalle scuole perché diventino “laboratori verdi” dei nostri territori.

C’è da augurarsi che, dopo i primi comuni apripista della Tuscia, molte altre amministrazioni, con il supporto di volontariato, istituti scolastici, servizi forestali e ambientali e dell’apporto di tanti giovani intraprendano questa strada per il futuro e la qualità della vita delle comunità. Partire anche con poco significa muovere la sensibilità per la salvaguardia della nostra casa comune.

da https://www.newtuscia.it

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