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Lettera Laudato si’ sulla guerra e sulla pace

A nome di tutte le Comunità Laudato si’ – nate sugli insegnamenti dell’omonima enciclica di papa Francesco e ideate da mons Domenico Pompili (vescovo della Diocesi di Rieti) e Carlo
Petrini (presidente di Slow Food Internazionale) – condividiamo il messaggio di padre Ermes
Ronchi della “Comunità Laudato si’ Isola Vicentina” sullo scempio bellico a cui attoniti stiamo assistendo.

L’obiettivo che ogni nostra Comunità si è prefissata è quello di attuare sui singoli territori iniziative e opere virtuose volte a rafforzare le preziose relazioni che legano gli esseri umani tra di loro e con la natura che li circonda. La rivoluzionaria Laudato si’ fa corrispondere in un’unica opera un’enciclica ambientale ed un’enciclica sociale. Forti dei suoi principi, sosteniamo che la giustizia sociale e quella ambientale sono profondamente connesse: non esiste la prima senza la seconda, né si può affrontare il tema ecologico senza risolvere i conflitti tra gli esseri umani.

Sono giorni e settimane che immagini e racconti di guerra dilagano dagli schermi; e poi colonne di profughi, lenzuola insanguinate a coprire i morti, fino alla sciagura di chi è in coda per il pane.

Sentiamo anche resoconti appassionati di solidarietà da parte di singoli, gruppi, scuole, parRocchie, comuni, impegnati per l’accoglienza. Alcuni invece assistono come a un duello di gladiatori nell’arena, per applaudire chi vincerà.

E mentre tutto questo accade, la Camera dei Deputati ha votato a larghissima maggioranza l’aumento delle spese militari. Il governo si impegna così ad alzare gli investimenti in armi fino al 2% del PIL – da 25 a 39 miliardi annui- ovvero a oltre 104 milioni al giorno. Parla di pace, il Paese, ma la sola soluzione che ha trovato è di armarsi di più, per garantire all’Italia, è scritto nella legge, una capacità di deterrenza e prevenzione. Ma «un male, come l’idolatria del denaro, o l’ingiustizia sociale ed ecologica, annidato e cristallizzato nelle strutture sociali del pianeta contiene sempre un potenziale di dissoluzione e di morte» (Evangelii Gaudium 59).

E tutto è passato sotto silenzio, mentre Francesco continua nel suo grido inascoltato: «Tante volte penso all’ira di Dio che si accenderà contro i responsabili dei paesi che parlano di pace e
vendono le armi per fare la guerra».

Abbiamo manifestato, lo faremo ancora tante volte, ma non possiamo più chiedere pace, senza scegliere con chiarezza quale pace vogliamo, e senza una proposta percorribile, seria, concordata, coerente, per la quale siamo disposti a pagare il prezzo (F. Corazzina).

Lo diciamo ai deputati, agli imprenditori, agli uomini di Chiesa, agli uomini e donne di buona volontà. Non abbiamo bisogno di armare altri eserciti, ma di disarmare, per il bene della Casa comune, nel nome di un’ecologia integrale, l’economia, la politica, l’informazione, le religioni: disarmare il futuro.

E di riconquistare l’umile coraggio di prenderci cura della vita in tutte le sue forme. Non ci porterà lontano opporci alla guerra in nome della paura, ma farlo invece in nome dell’amore per l’intero creato, uomini e cose.

«L’umanità oggi ha acquisito conoscenze che danno un tremendo potere, la guerra dispone di strumenti sempre più micidiali. In quali mani sta e in quali può giungere tanto potere? È terribilmente rischioso che esso risieda in una piccola parte dell’umanità». (Laudato si’ 104)

Si è aperta la stagione della primavera, la natura indossa la sua veste più bella e i soldati indossano gli elmetti; è la stagione della vita che scoppia e tra noi si prepara più morte; e forse anche il ritorno ai veleni del carbone e del nucleare. La guerra sta giustificando non solo l’invio di armi, ma anche tante altre scelte di violenza verso la nostra Madre Terra.

È notizia di qualche giorno fa che i ministri dell’Agricoltura dei 27 stati membri Ue hanno introdotto una moratoria sull’obbligo di tenere a riposo il 5% delle superfici delle aziende a seminativo, che è una norma essenziale per preservare la biodiversità. Quella in corso è una triplice guerra: contro la vita umana, contro la Madre Terra e contro il futuro comune.

Proprio in questa stagione la natura si fa maestra di vita e ci insegna che la bellezza e la cura integrale di ogni forma di vita sono le due sole forze che salveranno il mondo. Un percorso di pace alternativo è più che mai necessario: cerchiamolo insieme, per quanto faticoso.

«Forse è troppo arduo essere individualmente dei portatori di speranza: troppe le attese che ci si sente addosso, troppe le inadempienze e le delusioni che inevitabilmente si accumulano, troppe le invidie e le gelosie di cui si diventa oggetto, troppo grande il carico di amore per l’umanità e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono, troppa la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si riesce a compiere» (A. Langer)

La speranza è disarmata, non è deterrenza, ma abbraccio, come il vangelo e i grandi della storia che ci propongono la via della non violenza, del disarmo, della fraternità, della forza che si
fa tenera e si prende cura.
Ci dissociamo oggi dalle scelte dei nostri parlamentari (qualcuno chiederà loro conto) e ci schieriamo con convinzione dalla parte del vangelo della pace, e delle sue vie coraggiose e senza violenza.

Impegnarsi veramente per la pace significa impegnarsi per l’abolizione della guerra. Non è un’utopia irraggiungibile. «Concepire un mondo senza guerre è il problema più stimolante al
quale il genere umano debba far fronte. E anche il più urgente» (Gino Strada).

La pace è disarmante.

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